BIROLLI RENATO. Nato a Verona il 10 dicembre 1905, morto a Milano il 3 maggio 1959. Studia pittura all'Accademia Cignaroli di Verona. Nel 1927 si trasferisce a Milano dove, affianco alla realizzazione di alcune decorazioni ad affresco e grafite, svolge dapprima l’attività di cronista sportivo e successivamente quella di correttore di bozze presso il quotidiano «L'Ambrosiano» dove ha l’occasione di conoscere Carlo Carrà e Pietro Maria Bardi. Nel 1930 la sua prima esposizione è immediatamente prestigiosa: due suoi dipinti vengono accettati alla Biennale di Venezia, esposti nella XIX sala insieme con opere di Borra, Funi, Marussig, Salietti, Tosi. A questo punto la sua carriera di pittore prende il via e, nel quinquennio successivo, egli farà parte di numerosi movimenti pittorici, tra cui quello di avanguardia pittorica milanese con Eduardo Persico, Aligi Sassu, Giacomo Manzù e Lucio Fontana. Nel 1932 espone alla galleria milanese "Il Milione" Arlecchino, San Zeno Pescatore e La sposa, opere nelle quali egli dimostra di voler recuperare un linguaggio figurativo che richiama una spontaneità primigenia , pur distanziandosi da una pittura rivolta unicamente all’improvvisazione o al virtuosismo tecnico. Dopo le prime esposizioni alla Galleria del Milione, la sua pittura prende immediatamente posizione antinovecentista e la sua azione di quegli anni fu di immettere nella cultura italiana la più vasta cultura artistica europea, richiamandosi ai movimenti espressionisti, sull'esempio di Van Gogh, di Gauguin, ecc. Nel 1936 Birolli compie il suo primo viaggio a Parigi carpendo gli stimoli che la capitale francese era ancora in grado di dare. Nel 1938 si forma intorno a Birolli il gruppo di «Corrente», che pubblicò «Rivista», per difendere queste idee di modernità, e fece le sue prime esposizioni nella galleria d'arte di «Corrente», in via Spiga; che nel 1941 il fascismo fece però chiudere, sicché le battaglie artistiche si trasferirono ai premi Bergamo. Nel dopoguerra, Birolli fece conoscere un'opera grafica di cento disegni, rispecchianti la tragedia della guerra. Nel 1947 si trasferì a Parigi e sulle coste dell'Atlantico per studiare i caratteri pittorici contemporanei. Da allora il suo mondo poetico si sviluppò su di una linea di libera fantasia, con un richiamo vivissimo del colore come mezzo allusivo della realtà. Fece parte del «gruppo degli otto», che Lionello Venturi costituì e presentò alla Biennale del 1948. In questi ultimi anni, Birolli aveva esposto in Germania, in Olanda, nel Belgio e, per tre volte, a New York presso la galleria di Catherine Viviano conosciuta grazie all’amico Afro, con grande successo. Suoi dipinti sono in parecchie gallerie pubbliche e private in Europa e in America ed è nota la sua attività periferica nel campo del disegno litografico.
G. Bini, R. B., Milano, 1941. 16 taccuini di R. B., con una nota di U. Apollonio, Novara, 1943. Commentari, Roma, I (1950), pp. 43/49. A. Tullier, R. B., Milano, 1951. H. Vollmer, Kunstlerlex., I (1953), p. 219, L. Servolini, Dizionario ill. incisori ital. mod. e contemp., Milano, 1955, p. 867. Taccuini, Torino Einaudi (1936, 1959, 1960). Corrado Maltesi, R. B. «Artista oggi», Venezia, ottobre 1960. Comanducci, III ediz., 1962. Giuseppe Marchiori, «Avventure di Birolli» catal. della Mostra a Venezia, 1964. M. Rosci, Le cinque terre di Birolli, La Spezia, 1966. Marco Valsecchi, R. B, Milano, 1966. Anna Maria Brizio e Gianfranco Bruno, «Due stagioni di Birolli», Monza, 1966. Birolli a Manarola, Milano, 1969. Comanducci, IV ediz. , 1970. Renato Birolli, Feltrinelli, 1978. Renato Birolli a cura di Pia Vivarelli, Mazzotta, 1989. Electa, La pittura in Italia, 1991. Birolli. L’ultima stagione, catalogo della mostra, a cura di L. Somaini, Milano 1992.
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