Barra
, 1940

The Princess fairy tale, olio su pannello, cm 97x97
Flangini Giuseppe
, 1898

Maschere-Arlecchino su fondo rosso, olio su tela, cm 40x69.5, 1945-46
Sora Orlando
, 1903-1981

La mia fidanzata, olio su tavola di legno, cm 54x80, 1928
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Saltimbanco, bronzo, cm 135.5x37x33, 1937
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Ritratto della madre, pietra, cm 60x50x62, 1942
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Grande Contorsionista, bronzo, cm 214x134x130, 1952
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MINGUZZI LUCIANO. Nato a Bologna il 24 maggio 1911. Dopo aver frequentato le scuole tecniche si impiega in una società per il commercio del ferro dalla quale però si licenzia dopo appena due mesi a causa della monotonia del lavoro. Nel 1931, deciso a voler seguire la sua inclinazione per l’arte, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove segue corsi tenuti da Giorgio Morandi e Ercole Drei. All’università segue invece lezioni di storia dell’arte tenute da Roberto Longhi. Minguzzi dopo aver meditato sull’incontro con Medardo Rosso e Arturo Martini e sul lavoro di Marini e Manzù (suoi contemporanei) indirizzerà la sua ricerca verso i problemi inerenti la cultura artistica del suo tempo. È del 1934 la vincita di una borsa di studio che gli permette di soggiornare a Parigi per due mesi dove finalmente ha la possibilità di vedere le opere dei grandi maestri del passato e dei principali artisti contemporanei. Al ritorno da Parigi presenta l’opera "Pugili a corpo a corpo" alla XIX Biennale di Venezia, con scarsa accoglienza della critica. Nel 1935 invece ottiene critiche lusinghiere alla II Quadriennale di Roma. Nel 1937 intraprende l’attività di insegnante. Nel 1942 ha una sala personale alla Biennale di Venezia e nello stesso anno gli viene assegnata la cattedra di scultura al Liceo Artistico di Bologna. Alle soglie degli anni cinquanta la personalità scultorea di Minguzzi giunge ad una piena maturazione tramite una serie di opere di fortemente plastiche ove la forma appare piena e compatta. Dalla fine degli anni cinquanta agli anni sessanta Minguzzi realizza un gruppo di opere di vaste dimensioni che portano il titolo generale di Uomini del Lager, nate da reminiscenze delle atrocità della guerra. "Uomini", l’opera che conclude il ciclo misura oltre sei metri. Nello stesso periodo Minguzzi si dedica ad un nucleo di opere di diversa impostazione plastica: gli Aquiloni, Luci nel Bosco e Ombre nel Bosco, dove ad una scultura piena si sostituiscono forme aperte e leggere. È in questi anni che il lavoro di Minguzzi comincia a ricevere critiche sempre più entusiastiche tanto che le opere sono presenti nelle principali rassegne nazionali ed internazionali. Nel 1970 riceve l’incarico per la realizzazione della "Porta del bene e del male" per la basilica di San Pietro in Vaticano, opera alla realizzazione della quale lavorerà per sette anni con sempre rinnovata passione. Dalla fine degli anni settanta fino agli anni più recenti la sua scultura riconferma quei valori di vitalità e impulso che costituiscono il nucleo autentico dell’artista. Tra il 1980 ed il 1990 realizza numerosi disegni a colori intrisi di una rara energia cromatica ed espressiva. Numerose sue opere si trovano nei Musei delle principali città italiane ed estere.
Comanducci, III ediz.
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Sant'Agostino debella l'eresia, Porta del bene e del male in Vaticano, cm 275x170, 1970/77
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Dafne, bronzo, cm 185x70x205, 1981/84
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Il grande urlo, disegno a colori su tavola, cm 216x117, 1985
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Caselli Remo

Sagrato di chiesa (San Lorenzo), olio su tela, cm 80x100
Birolli Renato, 1905 - 1959

Giocatori di polo, olio su tela, cm 140x130, 1933
Lovato Mario, 1936

Casa mia dolce casa, olio, cm 40x50
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